Post di Andrea Bettini per Muoviti Adesso (in fondo un breve profilo)

Mentre sto scrivendo questo post, ascolto Juncker, il presidente della Commissione Europea, che parla in diretta al Parlamento di Strasburgo sulla questione dei migranti e di tutte queste enormi fette di popolazione che tentano con ogni mezzo di venire in Europa dal Medio Oriente e dalle coste settentrionali del continente africano. Juncker parla alle nostre coscienze, almeno così pare, ai nostri sentimenti di umanità, di cristianità, di appartenenti ad un mondo (quello occidentale) di benessere economico, di piccoli privilegi, di capacità di sopravvivenza.

Ma è davvero così? A me sembra che la terribile questione dei cosiddetti migranti (che brutta parola per definire esseri umani nati in una parte del mondo meno fortunata di quella dove siamo nati noi) sia la cartina di tornasole per portare allo scoperto meschini giochi di accaparramento di consensi, quali che siano le motivazioni di volta in volta sbandierate.

Qualche esempio?

  • Accogliamo solo i veri rifugiati politici, quelli che rischiano la vita per un regime che a casa loro li perseguita, e rimandiamo a casa tutti gli altri. Come se fuggire con la propria famiglia per la mancanza di cibo e di lavoro non fosse una motivazione sufficiente: se avessero applicato questa regola un secolo fa milioni d’ italiani non sarebbero sbarcati negli Stati Uniti, in Argentina, in Canada, in Germania, in Australia, contribuendo alla crescita economica, culturale e imprenditoriale di questi Paesi.

  • Aiutiamoli a casa loro, creando strutture, posti di lavoro, ospedali etc. Facile a dirsi. Basta ignorare che in Siria, in Libia e in generale nell’Africa del nord non esistono (ancora) situazioni politicamente stabili con le quali sia possibile pianificare piani di sviluppo, partnership commerciali, scambi di qualunque natura. Potremmo provare ad invitare qualche eminente rappresentante dell’ISIS al prossimo meeting di Cernobbio e provare a farlo discutere con Padoan e con Schäuble, ma occorre avere la testa sul collo per farlo (ops, mi è sfuggita…).

  • Accogliamo da ora in poi 500.000 rifugiati all’anno in Germania. Bello. Niente da dire, meglio tardi che mai. Ma cosa è successo improvvisamente alla signora Merkel? Non si può nemmeno dire che sia stata folgorata sulla via di Damasco, perché da quelle parti la corrente va e viene. Viene solo il sospetto che una dichiarazione del genere (dal mio punto di vista encomiabile) sia figlia di perdite di consenso all’interno della propria coalizione politica e del tentativo di riconquistare una leadership ultimamente traballante.

  • Non lasciamo più sole Italia e Grecia, il problema è di tutto il continente europeo. Era ora che qualcuno se ne accorgesse, direi. Perché solo ora? Perché fino ad oggi assurde leggi che stabilivano che il primo Paese di accoglienza fosse anche quello preposto alla risoluzione del problema? Evidentemente l’incontenibilità del fenomeno fa ragionare (o sarebbe meglio dire costringe a ragionare) anche i più conservativi. Il premier Cameron ancora resiste però: ha deciso che ne prenderà 20.000 l’anno di migranti. Li andrà a scegliere direttamente in Siria presso i campi profughi “per risparmiare loro la fatica del viaggio in mare”. Premuroso.

Concludendo, mi viene da condividere con voi un ultimo pensiero: che enormi masse di popolazione (parliamo di milioni, non certo di migliaia) si stiano spostando verso quella che a loro appare (anche giustamente) la terra della sopravvivenza, da guerre, persecuzioni etniche e religiose, povertà, fame non solo è ed era preventivabile. E’ qualcosa di più: è il conto che la Storia ci presenta dopo millenni di diseguaglianze. E non c’è dubbio che lo si debba pagare, che ci piaccia o no. Dice Gino Strada: “o i diritti degli uomini sono di tutti, ma proprio di tutti gli uomini, o è meglio chiamarli privilegi”.

ANDREA BETTINI

Andrea Bettini

Laurea in Filosofia e corsi di specializzazione in Economia aziendale e marketing strategico. Dopo molti anni di management in diverse multinazionali del settore informatico e dei servizi, si è occupato per molto tempo di formazione manageriale e di sviluppo delle risorse umane.

Oggi è un consulente aziendale dedicato all’internazionalizzazione, ai servizi per le PMI e al coaching, con particolare attenzione alla costituzione di start-up, alla comunicazione e alla formazione.